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Articolo: La storia dell'alfabeto e della tipografia

La storia dell'alfabeto e della tipografia

«Insomma, l'alfabeto fu l'origine di tutte le conoscenze dell'uomo e di tutte le sue sciocchezze.» Voltaire, Dizionario filosofico

Lettere maiuscole dell'alfabeto latino composte in caratteri diversi

L'alfabeto non è stato inventato tutto in una volta. È nato da segni che lavoratori di lingua semitica ricavarono dai geroglifici egizi intorno al 1850 a.C. Verso il 1050 a.C. divenne l'alfabeto fenicio di 22 consonanti, che i mercanti portarono in tutto il Mediterraneo. I Greci aggiunsero le vocali nell'VIII secolo a.C. e i Romani diedero alle maiuscole le forme che usiamo ancora. La tipografia, l'arte di disegnare e disporre le lettere, nasce intorno al 1450, quando Johannes Gutenberg stampa a Magonza con caratteri mobili in metallo.

Ecco questa storia passo dopo passo, dai primi segni incisi ai font del suo smartphone, e che cosa ci dice delle lettere che appendiamo alle pareti.

Le date chiave in sintesi

  • 3200 a.C. circa: la scrittura cuneiforme in Mesopotamia e i geroglifici in Egitto, entrambi con centinaia di segni.
  • 1850 a.C. circa: la scrittura protosinaitica, il primo alfabeto conosciuto, in Egitto e nel Sinai.
  • 1050 a.C. circa: l'alfabeto fenicio, 22 lettere per le consonanti, scritte da destra a sinistra.
  • VIII secolo a.C.: i Greci aggiungono le vocali.
  • VII secolo a.C.: l'alfabeto latino compare a Roma, attraverso gli Etruschi.
  • 800 circa: la minuscola carolina, antenata delle nostre lettere minuscole.
  • 1450 circa: i caratteri mobili di Gutenberg a Magonza; la sua Bibbia segue intorno al 1455.
  • 1470 e 1501: il primo carattere romano (Nicolas Jenson, Venezia) e il primo corsivo (Aldo Manuzio e Francesco Griffo).
  • XVI secolo: J e U diventano lettere a sé, distinte da I e V.
  • Dal 1757 al 1800 circa: Baskerville, poi Bodoni e i Didot, accentuano il contrasto tra tratti spessi e sottili.
  • 1816: il primo carattere senza grazie, inciso da William Caslon IV.
  • 1927 e 1957: il Futura, poi l'Helvetica.
  • 1984: PostScript e il Macintosh portano la tipografia sulle scrivanie.
  • 2016: i font variabili, un solo file che passa da un peso e da una larghezza all'altra.

Prima dell'alfabeto: segni per parole e sillabe

I primi sistemi di scrittura non erano alfabeti. Il cuneiforme sumerico e i geroglifici egizi, nati entrambi intorno al 3200 a.C., usavano centinaia di segni: alcuni indicavano parole intere, altri sillabe o suoni. Leggerli e scriverli richiedeva anni di formazione ed era compito di una ristretta cerchia di scribi.

La scrittura protosinaitica: il primo alfabeto (1850 a.C. circa)

Iscrizione protosinaitica b'lt (Baalat), l'unica parola di questa scrittura decifrata con certezza

La svolta arrivò da persone che non erano scribi. Intorno al 1850 a.C., lavoratori di lingua semitica in Egitto e nelle miniere di turchese di Serabit el-Khadim, nel Sinai, presero in prestito alcuni geroglifici e usarono ciascuno per il primo suono della parola che raffigurava. La testa di bue, ʾalp nella loro lingua, indicava il suono iniziale di ʾalp; la casa, bayt, la B. È il principio acrofonico, e ridusse la scrittura a poche decine di segni che chiunque poteva imparare. L'iscrizione qui sopra, b'lt (Baalat, «la Signora»), è l'unica parola di questa scrittura letta con certezza.

L'alfabeto fenicio: 22 lettere in viaggio (1050 a.C. circa)

Frammento della pietra di Zayit, X secolo a.C., con le lettere waw, he, het, zayin e tet scritte da destra a sinistra

Intorno al 1050 a.C. le città-stato della costa levantina, Biblo, Tiro e Sidone, scrivevano con un insieme stabile di 22 lettere, tutte consonanti, da destra a sinistra. I Fenici erano mercanti e navigatori, e il loro alfabeto seguì le loro navi fino a Cipro, in Grecia, in Nord Africa e in Spagna. È l'antenato comune dell'alfabeto aramaico, da cui discendono l'ebraico e l'arabo, e dell'alfabeto greco, da cui discendono il latino e il cirillico.

I Greci aggiungono le vocali, i Romani disegnano le maiuscole

Tavoletta di pietra incisa nell'alfabeto greco antico

Nell'VIII secolo a.C. i Greci adottarono le lettere fenicie e fecero un cambiamento decisivo: usarono per le vocali i segni di consonanti che la loro lingua non aveva. Aleph divenne alfa (A), he divenne epsilon (E). La parola «alfabeto» stessa unisce le prime due lettere greche, alfa e beta, che risalgono all'aleph fenicio, il bue, e al bet, la casa.

Gli Etruschi trasmisero una forma occidentale dell'alfabeto greco ai Romani, il cui alfabeto latino compare nel VII secolo a.C. Gli scalpellini romani diedero alle maiuscole le loro proporzioni e le loro grazie, i piccoli tratti alla fine di ogni asta; l'iscrizione alla base della Colonna Traiana, scolpita nel 113, è ancora oggi un modello per i disegnatori di caratteri. Il latino classico contava 23 lettere. La W nacque da una U o una V raddoppiata nei manoscritti altomedievali, e J e U cominciarono a distinguersi da I e V solo nel XVI secolo: da qui le 26 lettere dell'alfabeto latino moderno, di cui l'italiano usa abitualmente 21.

Gli amanuensi medievali e la nascita delle minuscole

Ritratto di Jean Miélot, segretario, copista e traduttore del duca di Borgogna Filippo il Buono nel XV secolo, al lavoro su un manoscritto

Per mille anni dopo Roma i libri furono copiati a mano, soprattutto nei monasteri. Gli amanuensi svilupparono lettere più rapide e rotonde, e intorno all'800, alla corte di Carlo Magno, la minuscola carolina impose una scrittura chiara e leggibile, con aste ascendenti e discendenti. È l'antenata delle nostre minuscole. Più tardi le scritture gotiche come la textura strinsero le lettere in colonne fitte e spigolose, il «gotico» che si vede ancora su alcune testate di giornali. I termini inglesi «uppercase» e «lowercase» arrivarono dopo, dalle due casse in cui i tipografi conservavano i caratteri di piombo.

Gutenberg e i caratteri mobili (1450 circa)

Ritratto di Johannes Gutenberg, inventore della stampa a caratteri mobili in Europa

Intorno al 1450 a Magonza, Johannes Gutenberg riunì una forma manuale per fondere lettere metalliche identiche, una lega che fondeva facilmente, un inchiostro a base d'olio e un torchio a vite. La sua Bibbia, stampata intorno al 1455 in caratteri textura, richiese circa 290 segni diversi per imitare la scrittura degli amanuensi. Nel 1500 la stampa aveva raggiunto più di 200 città europee e, con lei, l'idea che le lettere potessero essere disegnate una volta e riprodotte all'infinito: l'inizio della tipografia.

Romano, corsivo e i grandi caratteri del libro

Ritratto di Giambattista Bodoni, tipografo e incisore di caratteri italiano

I tipografi italiani sostituirono presto i caratteri gotici con forme più leggere. A Venezia Nicolas Jenson incise nel 1470 uno dei primi caratteri romani, ispirato alla scrittura umanistica, e nel 1501 Aldo Manuzio pubblicò il primo libro in corsivo, inciso da Francesco Griffo. Claude Garamond nella Parigi del Cinquecento e William Caslon nella Londra del Settecento perfezionarono questi romani «old style». Poi John Baskerville, dal 1757, e Giambattista Bodoni, a Parma, e la famiglia Didot alla fine del Settecento accentuarono il contrasto tra tratti spessi e sottili e affilarono le grazie. Sono i caratteri classici dei libri, delle riviste e delle testate di moda.

Il bastoni, il Bauhaus e l'Helvetica

L'Ottocento industriale aveva bisogno di lettere capaci di gridare da manifesti e insegne: pesanti caratteri egiziani e, nel 1816, il primo carattere senza grazie, di William Caslon IV. Nel Novecento i designer modernisti fecero del bastoni una dichiarazione d'intenti. Il Futura di Paul Renner (1927) costruiva le lettere con cerchi, triangoli e quadrati, nello spirito della scuola del Bauhaus (1919–1933), e l'Helvetica di Max Miedinger ed Eduard Hoffmann (1957) divenne il volto della grafica svizzera, della segnaletica e dei loghi aziendali.

La tipografia digitale: da PostScript ai font variabili

Tipografia digitale: lettere disegnate e composte sullo schermo di un computer

Nel 1984 il linguaggio PostScript di Adobe e il Macintosh di Apple misero decine di caratteri su ogni scrivania; in dieci anni il desktop publishing sostituì piombo e pellicola. Unicode (1991) diede un codice comune a tutte le scritture del mondo, e i web font permettono ai siti di usare qualsiasi carattere. Dal 2016 i font variabili racchiudono un'intera famiglia in un solo file, che passa con continuità da un peso o da una larghezza all'altra.

L'alfabeto come decorazione da parete

Poster lettera V: una grande maiuscola nera su fondo bianco sporco, con la v minuscola tra parentesi quadre sotto

Ciascuna delle 26 lettere porta con sé questa storia, ed è per questo che una sola maiuscola può reggere da sola una parete. I nostri poster con le lettere dell'alfabeto presentano una grande maiuscola nera su fondo bianco sporco, con la minuscola tra piccole parentesi quadre sotto: la capitale romana e la minuscola carolina fianco a fianco. Ogni lettera esiste in due caratteri che riassumono questa storia. Quello classico è un carattere con grazie nella tradizione dei grandi caratteri del libro, da Garamond a Bodoni; quello moderno è un bastoni geometrico nella linea del Futura e del Bauhaus.

Scelga il poster della lettera A, la prima lettera di quasi tutti gli alfabeti derivati dal fenicio, oppure il poster della lettera G in uno dei due caratteri; appenda l'iniziale di un bambino tra i nostri poster per la cameretta, o scriva una breve parola in una fila di cornici per una parete minimalista.

Domande frequenti

Chi ha inventato l'alfabeto?

Nessuno in particolare. Il primo alfabeto fu creato intorno al 1850 a.C. da lavoratori di lingua semitica in Egitto e nel Sinai, adattando i geroglifici egizi. I Fenici lo diffusero a partire dal 1050 a.C. circa e i Greci lo completarono con le vocali.

Quanti anni ha l'alfabeto?

Circa 3.900 anni. Le più antiche iscrizioni alfabetiche conosciute, dello Uadi el-Hol in Egitto e di Serabit el-Khadim nel Sinai, risalgono a un periodo tra il 1900 e il 1700 a.C.

Perché si chiama «alfabeto»?

La parola unisce alfa e beta, le prime due lettere dell'alfabeto greco, che derivano dall'aleph (bue) e dal bet (casa) fenici.

Che differenza c'è tra carattere e font?

Un carattere tipografico è il disegno di una famiglia di lettere, come il Garamond o l'Helvetica. Un font ne è una versione precisa: un peso e uno stile, come il Garamond grassetto corsivo, e, all'epoca del piombo, un solo corpo.

Che differenza c'è tra caratteri con grazie e senza grazie?

Le grazie sono i piccoli tratti che chiudono le estremità delle lettere, eredità delle iscrizioni romane; i caratteri con grazie come il Garamond o il Bodoni hanno un aspetto classico e libresco. I caratteri senza grazie, detti anche bastoni, come il Futura o l'Helvetica, vi rinunciano per un effetto più pulito e moderno.

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